Celtica 2015: un concerto di elementi




Aosta, Eventi | Cristina Felice | 8 luglio 2015 alle 02:04

Tempo di bilanci anche per la 19esima edizione di Celtica. Una manifestazione che, seppur confermata all’ultimo, ha riscosso un importante consenso da parte dei visitatori che anno dopo anno tornano nel bosco del Peuterey, cuore pulsante della festa. 

Le montagne, la musica, le parole, i balli, gli alberi, l’aria fresca (quest’anno solo a tarda sera), il parziale isolamento, rendono questo evento un’esperienza multisensoriale capace di staccare anche solo per alcuni momenti la connessione con tutto. Un concerto di elementi capaci di donare qualcosa a chi è pronto ad accoglierlo.

A Celtica si parla con grazia, ci sono momenti di riflessione, di spiritualità, di condivisione. Si parla di ascolto, di una capacità che ormai sembra che in molti abbiano perso e che non è mai tardi per recuperare. Si pronunciano frasi dense di significato come questa: “impara a desiderare quello che devi”. Si cerca di ricordare che noi, esseri umani, non siamo tutti uguali, ognuno ha la propria “funzione”, quello che resta certo è che abbiamo tutti lo stesso valore. Si cercano pietre che ci facciano ricordare che possiamo essere felici, che ne abbiamo la capacità.


Le montagne intorno sono accoglienti e faticose al tempo stesso. Chi ha percorso i pochi ma intensi chilometri che conducono al lago del Miage sotto al sole lo sa bene, ma sa che arrivando in cima c’è un grande arpista che aspetta di far vibrare le corde del suo strumento per diffonderne il suono e alla fine del concerto, per i più coraggiosi, c’è il lago per un po’ di refrigerio.

A Celtica potete abbracciare un albero, visitare i campi storici, seguire i più svariati corsi, ballare. Potete cercare di porre una barriera con quello che vi preoccupa, respirare a pieni polmoni, camminare o sdraiarvi semplicemente su un prato. E poi certo, c’è anche la musica.

Uncle Bard & the Dirty Bastard: grande band con una bella storia, danno la carica!

Folkamiseria: confermano le loro doti e fanno venire voglia di ascoltare un nuovo album.

Hò-Rò: giovani, belli, divertenti e sono anche molto bravi e coinvolgenti.

Skellyvore: strizzano l’occhio a troppi generi musicali, fuori contesto.

Vincenzo Zitello: ogni volta che lo si ascolta si sente qualcosa in più.

DesOrdinary: voce divina lei (Claudia Divon), grandi doti da arpista lui (Mario Lipparini), perfetti insieme, una sorpresa inaspettata.

HandHarp Duo (Katia Zunino & Loris Lombardo): un progetto interessante, da riascoltare.

 

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Articolo scritto da Cristina Felice

Cristina Felice Cristina Felice Giornalista, scrittrice e fotografa, appassionata di viaggi e sport. Scrive di eventi, cinema, musica, moda, lifestyle, tendenze, viaggi e arredamento. Fotografa artisti, paesaggi, viaggi e animali. Collabora con riviste, blog e siti web.
Sito: http://cristinafelice.altervista.org


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